Intorno al 2005 un gruppo di amici mi confessarono che, una decina d’anni prima, s’erano riuniti per valutare la loro preoccupazione circa il mio stato di salute mentale, poichè parlavo con eccessivo entusiasmo, “delirando” di qualcosa che non esisteva: la Rete.
Nel 1994 ero stata catapultata improvvisamente in una BBS, dove s’intuivano già i futuri percorsi dei “new media” e non solo il mio stupore nel vedere i primi siti web, ma la scoperta di ciò che si sarebbe potuto fare con quello strumento, m’inducevano a dichiarare continuamente: “da grande farò Internet“.
I miei amici m’ascoltavano sbigottiti, senza voler approfondire cosa appariva su quello schermo nero con caratteri bianchi. Che qualcosa ci fosse non lo mettevano in dubbio, ma da lì a comprendere gli scenari che si sarebbero aperti era una realtà insostenibile per persone cresciute nella società analogica. Poi costruii la mia prima pagina web, ci misi le loro foto e gliela mostrai. Anche in quel caso mi guardarono con sospetto, pensando che stavo investendo inutilmente le mie energie.
Non starò a raccontarvi cosa ho fatto in 20 anni di rete, ma da subito l’Internet è diventata il mio lavoro.
Da qualche anno sto sperimentando i mondi virtuali in 3D, come Second Life ed altri meno noti, ma con diverse potenzialità. Ciò che ricevo dall’esterno è la medesima diffidenza di 20 anni fa. Mi si guarda con sospetto, mi si biasima per le energie sperperate, eppure a breve (si parla del 2015) ci sarà una svolta che permetterà di agire e interagire in un mondo realmente tridimensionale, come ci trovassimo in un film 3D che oggi vediamo con gli occhialini.
Perciò è adesso il momento per sviluppare le capacità tecniche di costruire, girare e montare machinima con serietà e competenza, e non m’importa se non sono più una giovane ragazza: è giovane la mia mente. Inseguo la tecnologia e non mi faccio inseguire da essa, mi ci immergo e la sperimento, mi confronto e ascolto. Imparo. Perchè il futuro era ieri e non c’è più tempo per domandarsi dove si andrà. Si va e basta.

Quando poco più di un mese fa ho deciso di costruire “TRASH”, la discarica metaforica in Second Life, avevo nella testa l’idea di un bozzetto in 3D per farne un quadro su tela. Avrei avuto molteplici prospettive da ridisegnare, angolazioni e luci diverse da valutare. La discarica mi bruciava nell’anima. Era un grido sordo nella mia mente e volevo cacciarlo fuori con un’azione che potesse essere condivisa. Una MALA-grotta che raccogliesse e accogliesse ciò che vediamo scartato ogni giorno: il merito e il valore delle persone, gli affetti, le minuscole certezze conquistate nel tempo. Ma anche la cultura, appesantita dalla mancanza di idee per divulgarla, o meglio, ridotta a brandelli da chi non vuole (né sa) capire come oggi siano necessari altri metodi per farla apprendere.
Ho cominciato dal disegno di alcune casette che la mia amica e builder Rumegusc Altamura avrebbe realizzato con Blender. In poche ore avevo già a disposizione gli oggetti 3D che avrei assemblato e composto. Mentre lei costruiva l’oggetto io lavoravo su una decina di texture che avrebbero tappezzato le casine. Quelle minuscole case lineari ed essenziali che, dal 1986 in Messico, hanno affollato tutti i miei quadri (acrilici su tela) come emblema delle persone.
Mentre creavo le texture, le mie consuete tinte accese si smorzavano passaggio dopo passaggio, mentre l’insieme delle sfumature stava assumendo i toni di una vera discarica. Ora bisognava costruirla.
Mentre l’allestivo cominciava a piacermi l’effetto scenografico e mi chiedevo come l’avrebbero potuta visitare i residenti del mondo virtuale. Allora ho comprato delle ruspe animate che potessero essere guidate da chi lo desiderasse, a patto che i guidatori le avessero poi riparcheggiate al loro posto. Così nacque l’installazione interattiva. Ogni mattina trovavo i buldozer abbandonati in vari punti dell’isola ed ogni ruspa incustodita era un nuovo quadro, una nuova visione. Allora  ho cominciato a fotografarle e le ho raccolte QUI.
Poi ho lanciato un contest fotografico per vedere le angolazioni degli altri e cercare di capire quale fosse la migliore da riprodurre. QUI tutte le foto del contest.
Nel frattempo l’isola ha cominciato ad affollarsi di visitatori, mentre centinaia di foto uscivano su Facebook, ed altre, meno istantanee, ma più lavorate e studiate, uscivano su Flickr fuori concorso.
La discarica è stata raccontata da 12 blogger, che ringrazio di cuore, e da un magazione online: Quan’s Travelogues, Ziki Questi’s Blog, EDDI & RYCE’S SECOND LIFE, Virtual Geographic, Honour’s Post Menopausal View (of Second Life), JUST MELUSINA, Cait’s World, Bitacora Travel Blog, Virtual Postcards, un’altra volta Ziki Questi’s Blog e anche un video: Two Dancers. Il magazine è MyVirtualLife (pag. 116-117).
Le foto pubblicate dai visitatori su Flickr (QUI) fino ad oggi son state 252. Quelle del concorso 27. I visitatori in world sono stati circa 8000 in 4 settimane. Il traffic ha oscillato da 3500 a 8400 giornalieri.
Sono numeri, questi, che vanno presi in considerazione, se teniamo presente che l’arte, in qualunque forma, è sempre una nicchia per appassionati.
Oggi, dopo questo exploit di immagini espresse da altri, mi sto chiedendo se abbia ancora senso dipingere un quadro di questa installazione e mi rispondo: NO. Ne farò solo un machinima.
“TRASH” ha avuto un percorso inaspettato e perciò affascinante, ha prodotto interazione, ha stimolato altri creativi a farne un’illustrazione personalizzata. E’ stata scritta e riscritta, letta e dimenticata. Ma anche memorizzata. Perciò credo che questo scenario possa essere un nuovo percorso dell’arte: quello interattivo ed accessibile a tutti. Aver visto metterci le mani, appropriarsene, farne riletture da parte di molti, è una bella emozione per me che che l’ho creata, questa installazione, e non ho più bisogno di una tela per darmi, o dare, un’altra emozione che sarebbe, di ritorno, monodirezionale. Questa ritengo sia una nuova frontiera dell’interattività, che sperimento si da anni, ma che mai ha visto tanta partecipazione di persone provenienti da tutto il mondo attorno ad un’unica opera in un mondo virtuale.

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