Sarà perchè mi lega ai Costa uno dei periodi più gioiosi della mia vita, di crociere che iniziarono a bordo della Eugenio Costa, presentando il Gala Unicef insieme a Bruno Lauzi, ma da ieri notte non ho fatto che seguire l’avvicendarsi delle notizie della sciagura di Costa Concordia con tutti i media disponibili.
Nicola Costa, che ammiravo profondamente, dal 1997 non è più Presidente della Società, la cui quota di maggioranza è stata venduta alla Carnival Corporation & Plc. Tuttavia il mio primo pensiero è stato per la sua persona e per lo sgomento con cui avrà appreso la notizia. Una famiglia, quella dei Costa, che aveva saputo regalare a Genova un grande prestigio internazionale, per il rigore e l’esperienza con cui sapeva amministrare la flotta e scegliere con estrema cura ogni figura professionale che doveva gestire le sue magnifiche navi.
Oggi non ci è dato di sapere se il medesimo rigore sia applicato anche dalla Carnival Corporation & Plc, ma sappiamo con certezza che la compagnia americana è molto abile nella comunicazione e nell’utilizzo dei media digitali. Lo abbiamo visto fin dalle prime ore della mattina, quando sul Facebook della Compagnia sono iniziati ad arrivare numerosi messaggi di cordoglio e di grande affezione da parte degli utenti. Però… non ha funzionato allo stesso modo la pagina Twitter #Concordia, dove i tweet arrivano a centinaia, senza sosta, e dove il popolo del cinguettio lancia commenti, accuse e battute spiritose (sic!). Quelli che saltano all’occhio sono i riferimenti al fatto del varo, e cioè la mancata rottura della bottiglia durante la cerimonia d’inaugurazione della Concordia, o la partenza della crociera “venerdi 13″. Come dire: la nave era segnata dalla sfiga e nulla si poteva contro di essa. Un’attitudine tutta italiana, quella di addebitare sciagure alla sfiga, che mai ha a che vedere con la realtà dei fatti.
Così come la tecnologia non ci rende onnipotenti, né può sostituirci nei nostri compiti quotidiani o azioni, così io credo che l’impellenza del suo utilizzo nei new-network vada ridimensionata con la riflessione. A volte anche con il silenzio.
