PREFAZIONE

 

Della rete si è parlato tanto, forse troppo e forse – macchè forse, quasi sempre – a sproposito. Si è parlato della Rete come luogo virtuale, ma poco si è detto – e anche questo quasi sempre a sproposito – della fauna che la occupa. Marina si é occupata invece proprio della fauna umana, di quella maschile in particolare, cercando di capire il chi piuttosto che il che cosa; e tutto questo giocando, studiando, disperandosi e divertendosi anche.
Ne é uscita appunto questa testimonianza, un po’ romanzo di fatti realmente accaduti, un po’ analisi lucida ma mai spietata, un po’ cronaca condita di riflessioni, ma soprattutto un campionario di maschi virtuali collezionati in rete un po’ a caso (che però non é mai casuale) e un po’ per selezione, scartando quelli che – vuoi per non aver capito il gioco, vuoi per limiti propri – non avevano nulla da comunicare.
Il gioco: perché, appunto, la più antica forma di addestramento alla vita di relazione e alla comunicazione – nonché terapia – é il gioco.
La Rete é piena di gente che esplora il grande gioco della comunicazione libera, accorgendosi, o forse no, di tentare di supplire in qualche modo alle mille carenze che la struttura economica e culturale del mondo in cui viviamo ci impone. Carenze comunicative – vi siete accorti che non c’è più tempo di comunicare con gli altri? – e conseguenti carenze affettive e anche – diciamolo senza ipocrisie – sessuali, in quanto senza possibilità di comunicare, mancano, o si riducono drasticamente, anche quelle di innamorarsi, di sedurre e di soddisfare le naturali e legittime pulsioni sessuali.
Così accade che la seduzione sia il grande motore del mondo notturno del “chat” in Internet. Ma si tratta di una fiera dei desideri, e l’apparente facilità di contatto umano quasi sempre rimane confinata in una dimensione virtuale.
Sesso virtuale quindi, amore virtuale? No, almeno non nel senso di simulazione cibernetico-meccanica che, con la solita confusione semantica – hanno appioppato a questo termine i giornali e la tv, ma nel senso di partecipazione e anticipazione autogena che dà al termine Perre Lévy.
Si corre con la fantasia a ipotetici incontri, si dipinge l’altra – o l’altro – con i colori della fantasia e delle parole digitate in fretta sulla tastiera, si fanno abiti e immagini, salvo poi subire l’impatto del reale al momento di pianificare la traduzione nella vita pratica dei desideri espressi e suscitati.
Ma esprimere o suscitare desideri che non hanno la possibilità paratica di attuazione o che in realtà non si vogliono attuare perché stravolgerebbero equilibri faticosamente raggiunti – si sa che vivere é difficile, ahimè – accade ed é sempre accaduto anche al di fuori della Rete.
La Rete in questo caso é soltanto un catalizzatore, vuoi perché – come in un immenso e perenne Carnevale – é possibile e consentito presentarvisi mascherati (ma la maschera é una illusione, come si vedrà) vuoi perché é sempre disponibile, e in particoalre nei momenti in cui – per difficoltà logistiche e di orario – non sarebbe possibile altra forma, più diretta, di relazione sociale.
Ed é quindi anche e soprattutto un osservatorio privilegiato, con una casistica variegata ed abbondante, che è stata in questo caso materiale – come si é detto – di osservazione prima, di riflessione poi, di considerazioni a volte amare e a volte divertite.
Ma Marina non è una asettica osservatrice: lei stessa si svela e si mette in gioco, con sottile perfidia allegra rivolta non solo verso le sue “vittime” ma anche verso se stessa.

 

Lo Stragatto
(Giorgio Beretta)

 

Maschi Virtuali -  Edizioni Apogeo , 1999

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